L’AZIONARIATO POPOLARE DELL’INTER SEMBRA ENTRARE NELLA FASE OPERATIVA. Il presidente di Interspac, COTTARELLI, annuncia di voler «rafforzare l’Inter con capitali forniti da noi tifosi, integrati da risorse di investitori istituzionali, in un quadro economicamente sostenibile» Per capire se la strada sia praticabile bisognerà rimuovere alcune incognite, anzitutto la disponibilità di ZHANG AD ACCETTARE IL SOSTEGNO se Interspac raccoglierà i capitali. Intanto dal 25 giugno un questionario online registrerà l’opinione del potenziale bacino di tifosi-azionisti. Il passo successivo sarà la raccolta, per la quale si richiederà “le necessarie autorizzazioni da tutti gli organi competenti” (presumibilmente, la Consob). Il progetto prenderà diversi mesi “anche se l’esatta tempistica dipenderà dai dettagli tecnici dell’operazione”. Obiettivo è “sostenere la squadra” lavorando insieme all’attuale proprietà che i promotori ringraziano “per aver riportato l’Inter ai vertici del calcio”. [L’abbraccio scudetto dell’Inter dalla torre di San Siro] Guarda la gallery L’abbraccio scudetto dell’Inter dalla torre di San Siro

AZIONARIATO POPOLARO: INTERSPAC CITA IL MODELLO BAYERN

Può funzionare? Dipende da mission, struttura e governance. Se si vuole solo aiutare con capitali freschi una proprietà a corto di ossigeno, teoricamente, l’azionariato popolare in Italia c’è già. Juve, Roma e Lazio sono quotate in borsa: chiunque può comprarne le azioni ma i pacchetti di controllo sono in mano ad azionisti di maggioranza (Exor, Friedkin e Lotito) e mai le minoranze o gruppi di tifosi- investitori organizzati hanno inciso nelle scelte di gestione. LA JUVE SEMBRA PRONTA A LANCIARE UN AUMENTO DI CAPITALE che sarà presumibilmente sottoscritto (pro quota) da Exor e aperto a tutti i piccoli azionisti per il residuo flottante. Ci sono altri esempi di azionariato popolare nel calcio europeo, come in Germania, dove la regola del 50+1 impone che la maggioranza delle quote dei club siano in mano al pubblico, cioè ai tifosi. Nel caso del Bayern (citato a modello dai promotori di Interspac) il 25% è diviso tra Adidas, Audi e Allianz mentre il 75% è diffuso tra oltre 250 mila soci che versano 60 euro l’anno (15 milioni in totale). I TIFOSI PARTECIPANO ALL’ELEZIONE DEGLI ORGANI DIRETTIVI ma il club (associazione polisportiva che ha preso la forma di società per azioni) non si regge sul loro apporto e da sempre fa utili: +10 milioni anche nel 2019/20, nonostante la pandemia. A meno di plusvalenze entro giugno, l’Inter viaggia per i 150/160 milioni di perdita, dopo un -102 nel 2019/20 e -48 nell’anno pre-pandemia. Sia con Moratti che con Suning non ha mai pareggiato i conti, ha oltre 300 milioni di debiti finanziari (il Bayern zero) ma il secondo monte stipendi della Serie A. Dovrebbe ricavare cassa dalla cessione di 1 o 2 giocatori, magari con qualche plusvalenza, ma i segnali non vanno per ora nella direzione di un feroce controllo dei costi: ha assunto un nuovo allenatore offrendogli (più o meno) il doppio di quanto prendesse alla Lazio, elargito una ricca buonuscita a Conte e strappato ai rivali del Milan, per 5 milioni annui, un fantasista a cui il management di Elliott non aveva ritenuto di offrire più di 4.

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